Carpegna e il Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello

Carpegna e il Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello
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Il Parco Naturale Regionale del Sasso Simone (1204 m) e Simoncello (1221 m) è situato nella zona più settentrionale dell’Appennino Tosco Umbro Marchigiano ed è raggiungibile dal nostro agriturismo con uno spostamento di 40 minuti in auto. Tale area, estesa per 4847 ha, comprende due rilievi montuosi ben distinti: Monte Carpegna a Nord-Est, Sasso di Simone e Sasso Simoncello a Sud-Ovest.

Territorio e Flora

L’elemento morfologico piú significativo dell’area è rappresentato dal netto contrasto tra gli affioramenti calcarei, che formano i principali rilievi, e quelli a prevalente componente argillosa, che danno luogo a un paesaggio dolce e collinare.
La vegetazione a quote inferiori di 800 metri è caratterizzata da boschi ad elevata mescolanza di specie arboree: la roverella, il cerro, il carpino nero, l’orniello, l’acero campestre e l’acero napoletano sono gli alberi più comuni e tra gli arbusti la sanguinella, il corniolo e il nocciolo.
Nei boschi posti alle quote superiori ai 1000 m, dove il clima è più fresco, compare predominante il faggio, accompagnato dall’acero di monte e talora dal tasso, dall’acero riccio, dal maggiociondolo alpino e dall’agrifoglio, mentre dal denso tappeto di foglie spuntano le felci.
I pascoli del Monte Carpegna, posti a quote intorno ai 1200 – 1400 m derivarono da antichi tagli del bosco di faggi e probabilmente di abeti; all’inizio della primavera il verde di questi prati si tinge del colore del croco, a cui seguono variopinte orchidee e da ultimo il colchico, alla fine dell’estate.

Fauna

Il Parco è dimora di numerose specie di animali selvatici: se la Volpe è il carnivoro più comune, non mancano il Tasso, il quale scava nei boschi le sue caratteristiche tane, la piccola e agile Donnola, la Faina e la Puzzola, mustelidi con spiccate abitudini notturne.
Il più piccolo e il più diffuso tra gli ungulati è il Capriolo; la sua presenza era sporadica fino a 30 anni fa, mentre ora è si trova in tutto l’Appennino; la sera all’imbrunire o nel primo mattino è facile vederlo uscire dal folto della boscaglia per nutrirsi nelle radure e negli incolti. Il Daino, il cui incontro è meno frequente, si distingue dal capriolo per la maggior taglia e per il palco palmato.
Il Cinghiale si trova, come in quasi tutto l’Appennino, grazie ad immissioni di esemplari provenienti dal centro Europa, a scopo venatorio, avvenute decenni fa. Tra i mammiferi più piccoli, sono frequenti lo Scoiattolo e il Topo selvatico che, nella zona di rimboschimento del Monte Carpegna, trovano nutrimento nei semi contenuti nelle pigne, mentre non mancano il Toporagno, l’Arvicola, il Moscardino, ghiotto di nocciole, il Ghiro, la Talpa comune ed il Riccio.
Anche l’Istrice, il più grande roditore della fauna italiana, abita il territorio del Parco Naturale così come la Lepre, presente soprattutto nelle zone ecotonali; ricordiamo, inoltre, la presenza di diverse specie di chirotteri, soprattutto Rinolofi e Vespertili.
Tra gli anfibi, possiamo annoverare il Tritone crestato e quello punteggiato, la Rana rossa e la Rana verde, la Raganella ed il Rospo comune che si possono incontrare negli stagni effimeri e negli abbeveratoi nei pressi dei pascoli, mentre il Geotritone predilige anfratti umidi e freschi. Al di fuori del Parco, ma comunque in prossimità del Sasso Simoncello, è stata osservata anche la Salamandra pezzata.
La Vipera comune è l’unica specie di serpente velenoso presente nell’area; altri rettili presenti sono: il Biacco, il Saettone, la Biscia dal Collare, la Lucertola muraiola e campestre, il Ramarro, la Luscengola e l’Orbettino.

La Città del Sole

Concepita dai Medici nella primavera del 1554, ai confini delle Marche su una delle cime più inaccessibili dell’Appennino, la città-fortezza del Sasso Simone fu espressione dell’ambiziosa politica dei granduchi di Toscana. Ma l’ardito progetto fallì presto: sconfitti dai disagi e dalle terribili condizioni climatiche gli abitanti fuggirono dopo appena dieci anni.
Una città fortezza a quote mai osate prima, a strapiombo sulla sottostante foresta, forse ad imitazione della non lontana San Leo, ma molto più ardita, ad oltre 1200 metri d’altezza, una vera sfida agli elementi, una roccaforte naturale inespugnabile per le sue pareti verticali su tutti i lati, al punto che il sentiero per arrivare in cima dev’essere ricavato con mazza e scalpello dalla roccia viva, ed è tuttora l’unico modo per arrivare sulla sommità del monte.
Architettura all’avanguardia, forme geometriche perfette, linee spezzate e grande dovizia di angoli acuti nelle cinte murarie, lotti edificabili modulari, piazze centrali aperte sui principali edifici pubblici. Questo l’ambizioso progetto del giovane Cosimo de’ Medici. La natura avrebbe presto fatto giustizia: il vento, il freddo, le tempeste, il ghiaccio e la vegetazione cancelleranno rapidamente il sogno del giovane principe fiorentino. Poche tracce nascoste in un ambiente aspro e selvaggio: ecco ciò che rimane, oggi, di quella assurda scommessa.

(Bibliografia: Girolamo Allegretti – LA CITTA’ DEL SASSO)

[fonte: www.parcosimone.it]